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Storie di successoLa pizza non conosce crisi: a Bari e a Lecce sta per sbarcare “da Michele”

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Da Michele è la storica pizzeria napoletana. Nella sede di Bari lavoreranno 20 persone. A marzo aprirà una sede anche in piazza Sant’Oronzo a Lecce

Le trattative sono state chiuse. La storica pizzeria Da Michele aprirà a Bari in corso Vittorio Emanuele nel palazzo ad angolo con piazza Chiurlia. Darà lavoro a circa venti persone.

Dopo Bari, toccherà anche a Lecce in piazza Sant’Oronzo, sottolinea Alessandro Condurro, manager del franchising “Michele in the world” che ha portato il marchio in oltre 23 Paesi e pronipote del fondatore della storica pizzeria Da Michele.

L’Antica pizzeria Da Michele fu aperta nel 1906 da Michele Condurro.

Qui è possibile gustare solo uno o due tipi di pizze: Marinara e Margherita. Eppure c’è ogni giorno una fila pazzesca.

Uno dei fattori che ha determinato il suo successo è stata una scena del film Mangia, prega e ama con Julia Roberts protagonista.

Come dicevo nel titolo, la pizza non conosce crisi.

I numeri parlano chiaro: centotrentamila imprese coinvolte e centomila addetti a tempo pieno che salgono a duecentomila nel fine settimana. Per sfornare circa otto milioni di pizze al giorno, quasi tre miliardi in un anno. Per un fatturato di 15 miliardi. E un movimento economico superiore ai 30.

Il business della pizza in Italia è uno dei più attivi fattori di sviluppo economico.

Eppure non mi capacito quando mi accorgo che Da Michele è il primo vero business che è andato leggermente oltre la piccola attività famigliare.

Altrove, ad esempio negli USA, pur non disponendo della maestria tipica made in Italy, sono riusciti a dar vita a mostri sacri come Pizza Hut, un business a molti zeri che fa ancora oggi leva su un brand molto apprezzato in tutto il mondo.

In Italia, ci sono circa 130 mila imprese tra pizzerie, bar, rosticcerie e panetterie che offrono questo prodotto. Ognuno di loro fattura in media 120 mila Euro e sviluppa un indotto intorno ai 300 mila Euro.

Negli USA, una pizzeria sul modello italiano fattura in media circa 700 mila Dollari.

Eppure la pizza l’abbiamo inventata noi.

Italia una buona pizza costa in media 7€. Negli USA, in media 15$.

In Italia ci lamentiamo se paghiamo una pizza più di 5 €. Eppure è decisamente qualitativamente migliore di quella americana.

In pratica, una pizzeria americana con prodotti fatti in serie a qualità mediocre-standard fattura il triplo di una pizzeria italiana con il mastro pizzaiolo che ha le mani d’oro.

In Italia invece pensiamo di essere superiori, eppure non si va oltre quei fatturati e nemmeno oltre i confini di un’impresa famigliare, nella quale, se muore chi fa la pizza, l’azienda chiude.

Negli USA, producono quasi in serie, creano veri e propri franchising e soprattutto sanno vendere.

Come è possibile?

Dove sbagliamo noi italiani?

La risposta è nell’incapacità di focalizzarsi con un posizionamento di mercato chiaro.

Prendiamo il caso di Pizza Hut, diventata una multinazionale: propone un menù striminzito di solo pizze, con poche varianti più la possibilità di cambiare gli ingredienti e bevande. Stop.

Guarda la pizzeria media italiana: i suoi menu vantano anche 50 pizze diverse eppure la maggior parte delle persone ordina solo Margherita, Marinara e Capricciosa.

In Italia, inoltre, la pizzeria è anche ristorante, bar e non so che altro.

In Italia, il posizionamento e la focalizzazione sono concetti completamente ignorati.

Ma Da Michele tutto questo lo ha compreso bene. Infatti fa solo Margherita o Marinara. Stop. E c’è la fila. Forse a Bari introdurrà qualche pizza in più (sbagliando).

Se consideriamo altri marchi marchi americani, come Domino’s, scopri che anch’essa è una catena di solo pizza che, a differenza di Pizza Hut, si è focalizzata sulla pizza a domicilio con lo slogan “Calda a casa tua in 30 minuti o è gratis!”, anche se nel tempo ha deciso di abbandonare questo tipo di garanzia.

In Italia invece amiamo fare le stesse cose che fanno gli altri pizzaioli di successo.

In pratica non ci differenziamo. E non ci posizioniamo in modo univoco nella mente delle persone.

Tutte le pizzerie in Puglia si distinguono al limite per essere più o meno buone. Dopodiché non c’è altro.

Ti pare normale?

Allora cosa fanno molti dei pizzaioli italiani? Tagliano i costi delle materie prime introducendo ingredienti di dubbia qualità e accorciando i tempi di lievitazione, con buona pace di chi poi ha problemi di digestione.

Attenzione, non sto dicendo che questa cosa la fanno tutti, ma moltissimi.

E ti dirò di più.

Qualcuno sta provando a distinguersi: vedi il caso di Cracco a Milano. Ma, anziché imparare la lezione, il pizzaiolo medio lo critica e lo insulta dandogli del ladro.

Eppure basterebbe poco per differenziarsi.

Dal canto nostro, ce la mettiamo tutta.

Così, insieme ad ITS Turismo, abbiamo dato vita ad un corso che parla proprio di questi aspetti: Digital Food and Wine Management.

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